| 23 Marzo 2010

Ecco l'intervista a Roberto Vecchioni realizzata da Pierangelo Pettenati e pubblicata sulla Gazzetta di Parma di domenica 21 marzo:
Inizia lunedì 29 la nona edizione della rassegna musicale “Controtempi – itinerari sonori dai ’70 a oggi”, coorganizzata dal Comune di Parma, Assessorato alla Cultura, Assessorato al Turismo e Cooperativa Lune Nuove, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna. Come già annunciato dalla Gazzetta, il primo concerto è di Roberto Vecchioni al Teatro Regio, dove arriva con lo spettacolo In Cantus. In questo spettacolo, la musica cosiddetta leggera incontra la classica (ma non solo)
Doveva essere replicato solo quattro volte, sembra un concerto per un pubblico di nicchia, e ha avuto decine di repliche e un grande successo. Cosa ci può dire di In Cantus?
E' nato per essere rappresentato in quattro cattedrali nel Natale 2008, ho messo dei pezzi sacri come Stabat Mater o pezzi molto tosti; da lì è venuta l'idea di farli io, i pezzi sinfonici: prendere, ‘rapinare’ brani sinfonici bellissimi, che non avevano ovviamente testo, mettergli su un testo e andare avanti in questa maniera. In più, aggiungere canzoni mie che parlassero di Dio, della spiritualità, del mondo e dei sentimenti più alti, riarrangiati da questo grande maestro che è Beppe d'Onghia; l'idea di mettere insieme il pop e il sinfonico è sua, io gli sono solo andato dietro. Anche se poi ho stravolto un sacco di cose perché mi sono divertito a fare bizzarre. E ce ne sono tante, di cose bizzarre.
Non è bizzarro anche il fatto che spesso siate voi cantautori storici gli innovatori, gli sperimentatori mentre molti giovani sono più tradizionalisti?
Sono d'accordissimo. Ma forse è perché i giovani non hanno questa possibilità di contratto come noi. Noi ci siamo costruiti 30/40 anni di carriera e il nostro passato serve, mentre i giovani a volte devono scendere a qualche compromesso: c'è la casa discografica, c'è il mercato... per noi questo non conta, figurarsi se a Guccini frega qualcosa. O a Renato Zero, o men che meno a Battiato. Ognuno fa quello che vuole. Noi abbiamo questa grande libertà. Per fortuna, era così anche quando eravamo giovani noi, perché era un periodo in cui non si era in tanti, si sperimentava tutti. C'era spazio, c'era tempo e c'era gente che ci credeva, come i fratelli Reverberi, Nanni Ricordi, l'RCA a Roma.
Con lei non possiamo non parlare di scuola. Come vede questo particolare momento?
Io sono in pensione, insegno all'Università a Pavia e in un certo senso sono anche un privilegiato. La scuola come organismo italiano è una storia infinita, è partita male e ha pagato sempre questo strabismo tra materie letterarie e scientifiche. E non ha colto il fatto che l'Italia è tutta unita solo a parole, non si può fare a Palermo tutto quello che si fa a Bolzano. La scuola dovrebbe dare elementi di filosofia, di arte e di scienza uguale per tutti, ma poi dovrebbe prepare al lavoro, alla vita nella propria regione, regione per regione. I siciliani leggono I Promessi Sposi; ma che se ne fanno? Che leggano Verga!
I biglietti sono in vendita direttamente alla biglietteria del Teatro Regio, al Music Mille, da Disc Jockey 70 di Fidenza e on line su www.ticketone.it.
Il prossimo appuntamento di rilievo per Controtempi è martedì 13 aprile all’Auditorium Paganini con “La meravigliosa avventura del Tango”, viaggio alla riscoperta dei più grandi classici del tango argentino con il pianista, compositore e direttore d’orchestra Luis Bacalov (premio Oscar nel 1996 per le musiche del film Il Postino) e la ‘cantattrice’ Anna Maria Castelli.
Per informazioni: infoline 331/4020583, oppure www.lunenuove.com.
Pierangelo Pettenati











